Una ragazza (una sua nipote è ancora vivente ed abita sulle colline di Castel S.Pietro) disperata scrive al parroco perché cerchi di dissuadere il fidanzato che ha deciso di andare in Belgio in una miniera di carbone (da notare che il disastro di Marcinelle non era ancora successo). Un solo stralcio accorato, tratto dalla minuta (malacopia, si diceva) che ancora questa nipote conserva.
«....e poidopo quando non voleva più ascoltare o cominciato a piangere ma lui anche lui piangeva forte e mi strattonava tutta per dire che doveva partire lostesso che qui non cera lavoro e che cuando tornava a casa aveva i soldi per sposare.
E io ci dico nò nò non lasciarmi da sola perché il minatore l’è brutto, bruttissimo e io c’ò paura che non torni da mè se vai giù per tutti quei pozzi così profondi che cè un gran buio sottoterra. Così arciprete buonissimo parlaci che io muoio dai forti pensieri brutti di giorno e di notte nel laspettare tanti anni che è meglio patire la fame piutosto che di crepacuore...»
[ Nel leggere queste righe non si pensa certo agli errori; si sente come un morso alla gola: vedi e tocchi un cuore che sta per balzare fuori dal petto.]


