Varignana

Da: “IL CASTELLO E LA CHIESA DI VARIGNANA” di Corrado Ricci

Varignana si trova sopra un colle, alla destra del torrente Quaderna a diciassette chilometri da Bologna. Per andarvi, bisogna percorrere la Via Emilia…poi piegare a monte per la strada…che s’apre a destra.
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Il colle (nel quale finisce il contrafforte che ha la maggiore sua altezza alle cime di Cereto e di Calderaro) sporge sulla valle del Po e ne domina una linea infinita, da Bologna fino alle valli e all’Adriatico. Si vedono quindi, …nei giorni sereni, i Colli Euganei e le alpi di Verona. Dietro si svolgono le catene dei monti: a ponente San Michele in Bosco, Barbiano e Montecalvo; a mezzogiorno Settefonti, Vedrana [ per Vedriano] e Calderaro.
Questo agglomerato collinare (m. 188 s.l.m.) potrebbe essere stato fondato da una non meglio identificata gens Venia o Varrinia; oppure come conseguenza della distruzione della Claterna romana (Calindri: pag. 207). Lo stesso Calindri riferisce che qui furono rinvenute monete, anfore, resti di fornaci dell’epoca romana e persino vestigia della civiltà Umbra.
In epoca longobarda vi poteva sorgere un castello come fortificazione. Scrive Paolo Diacono che un “…oppidum quod Verona appellatur…” appartenente alla Nona Regione, era qui posto come limes tra il territorio bizantino e quello longobardo.
Quando poi sorsero nuove chiese –tutte dipendenti dalla plebana S. Lorenzo nel Castello- il territorio fu suddiviso tra Varignana di Sopra e Varignana di Sotto; quest’ultima apparteneva alla chiesa di S. Maria di Varignana.
Si sa con precisione che in un atto del 1136 il luogo era già chiamato correttamente Varignana (per la firma di un notaio: Ugolino de Varignana). Dotato di un podestà, nel 1250 venne sottoposto all’autorità di Bologna.
Teatro di alterne vicende per molti secoli, di Varignana non si parlò più molto fino all’occupazione francese e alla conseguente riorganizzazione napoleonica. Ma di quel periodo medievale si riporta qui un solo episodio, per evidenziare lo stato di assoluta precarietà del vivere in queste contrade in balia dell’arbitrio di crudeli truppe mercenarie.
Le milizie di Bernabò Visconti tennero Varignana nel 1360: “Varignana, Ozzano e il Castello di Britti ubbidivano all’oste [colui che li teneva in ostaggio] e tutta quella montagna”. A metà di settembre Galeotto e Malatesta occuparono per Bologna i luoghi perduti [perduti poco prima ad opera, appunto, del nemico (oste) Bernabò Visconti]. Nel memoriale di Grifoni si legge: ”In lo dicto millesimo martedì adì 29 de setembre, lo dì de santo Michele la sera inanzi chavalchò misser Malatesta a Varegnana cum gente da pe’ et da cavallo, et si haveno la forteza e tucta la gente che gli era dentro per presuni che funo ben dusento homini a cavallo, et…”omnes capti et robati [depredati] fuerunt et ducti Bononiam et ligati et ducti fuerunt tamquam latrones per Cicitatem (sic!) Bononiae; et Populus Bononiensis clamabat: Appicca, appicca i ladruni”.
Da G. Serra e A. Vason in” Borghi e Parrocchie Ozzanesi”, ed. TIPOARTE - apprendiamo che in questo territorio esistevano delle cave di calce, gesso e arenaria. In una di queste, chiamata La Torre, la famiglia Andreoli cominciò una proficua attività di estrazione di lastre di durissima arenaria.
Il monumento architettonico più significativo di questa frazione di Castel San Pietro è senza dubbio la Cripta romanica di S. Lorenzo, con i suoi grossi massi alle pareti interne e i pregevoli capitelli delle otto colonne tutti differenti tra loro, che il già citato Calindri farebbe risalire ai tempi dei primi cristiani o delle catacombe.